Traù (in croato Trogir, in tedesco ed ungherese Trau, in dalmatico Tragur, in latino Tragurium) è una città della Croazia, con circa 13.000 abitanti. Viene considerata una delle città veneziane più belle e meglio conservate dell'intera Dalmazia. Secondo l'autorevole critico Bernard Berenson poche città al mondo annoverano tante opere d'arte in così poco spazio.

Traù è posta vicino alla costa dalmata su due isole della Dalmazia centrale, a circa 30 km a nord-ovest di Spalato. La città è unita alla vicina isola di Bua per mezzo di un ponte girevole. È dotata di un porto attrezzato principalmente per imbarcazioni di turismo. Gode di un clima mediterraneo particolarmente mite.

Fu fondata dai greci della stirpe ellenica dei Dori di Siracusa col nome di Tragurion. L'imperatore Claudio vi installò i suoi onorevoli veterani.

Dopo vari secoli di alterne vicende, comprendenti anche la conquista da parte dei saraceni, nel 1420 inizia un lungo periodo di prosperità sotto il controllo della Repubblica di Venezia che ebbe termine solo nel 1797.

Si successero quindi alcuni passaggi di sovranità fra la Francia napoleonica (dal 1806 al 1809 Traù fece parte del napoleonico Regno d'Italia) e l'Impero Asburgico, poi la città venne stabilmente incorporata in quest'ultimo assieme al resto della Dalmazia. Questo secondo periodo della storia di Traù durò fino al termine della prima guerra mondiale nel 1918.

Durante il periodo della dominazione austroungarica, Traù divenne uno dei teatri dello scontro che opponeva gli autonomisti dalmati agli unionisti, che reclamavano l'unione della Dalmazia alla Croazia. I primi - fra i quali gli esponenti delle famiglie cittadine italiane e italofile - governarono Traù fino al 1887, favoriti prima del 1850 dal fatto che la maggioranza dei cittadini di Trau erano italiani. Successivamente al 1860 il partito autonomista dei Dalmati italiani rimase al potere anche grazie ad un meccanismo elettorale che privilegiava la rappresentanza delle classi più abbienti ed istruite (in prevalenza italiane) alla massa popolare (diventata quasi totalmente croata a seguito di notevoli immigrazioni dalle campagne circostanti nella seconda metà del secolo XIX).

Secondo i censimenti austriaci nel 1880 si contavano 1960 italiani su 3129 abitanti, che negli anni successivi diminuirono bruscamente quando il Podestà del "Partito autonomista" italiano della città fu sostituito da quello "unionista" croato (gli italiani erano solo 171 nel censimento del 1890 e 170 in quello del 1900).

Al termine del primo conflitto mondiale, Traù entrò a far parte del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, divenuto successivamente Regno di Jugoslavia, fino alla seconda guerra mondiale.

Durante questo conflitto la città fu annessa al Regno d'Italia e, come buona parte della Dalmazia, fece parte della Provincia di Spalato del Governatorato della Dalmazia fino al settembre 1943.

I Tedeschi e gli Ustascia successivamente la occuparono fino a che i partigiani di Tito nel 1944 la unirono alla Repubblica Socialista di Croazia all'interno della nuova Jugoslavia per oltre 40 anni. Traù dal 1991 fa parte della Repubblica di Croazia.

Dal 1977 il centro storico di Traù fa parte della lista dei patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO.

La città sorge su due isole collegate alla terraferma da due ponti ed è unita alla vicina isola di Bua per mezzo di un ponte girevole. Detta anche la piccola Venezia, è un piccolo gioiello che conserva numerosi edifici medievali di impronta veneziana.

Traù, con il suo centro storico risalente quasi interamente al XIII secolo e comprendente più di 10 chiese diverse, ha nella cattedrale romanica di San Lorenzo (1180-1250) il suo punto di maggiore interesse.

Altri monumenti sono la Loggia pubblica (1308), il Castello del Camerlengo (1420-1437), il Maschio di San Marco, la Torre dell'orologio, palazzo Cippico, la chiesa di san Domenico, la chiesa di san Nicola con annesso il convento delle benedettine, la porta di terraferma, la porta Marina e, a fianco, la loggia della Pescheria del 1527.

Parecchi leoni di San Marco ornavano la città, a memoria dell'antica dominazione veneziana. Negli strascichi della pluridecennale lotta che opponeva la maggioranza croata della popolazione cittadina alla minoranza italiana e italianizzante, nei primi giorni di dicembre del 1932 otto leoni vennero distrutti da un gruppo di croati, anche con l'ausilio della dinamite. Fra questi un celebre leone andante, bassorilievo di Nicolò Fiorentino e Andrea Alessi del 1471, che ornava l'interno della Loggia Pubblica. Al giorno d'oggi alcuni leoni mutilati sono esposti al museo cittadino o giacciono nell'ex convento di S. Domenico.

Il lungomare deve il suo fascino alla contrapposizione tra le belle architetture delle abitazioni e le barche (spesso veri e propri yacht di gran lusso) ormeggiati lungo il canale.

(FONTE: WIKIPEDIA.org)